Iniziano i test di ammissione alle Facoltà universitarie e c’è la prima novità. Sono triplicate le domande di ammissione ai corsi di laurea in lingua inglese.

Con la prima settimana di settembre si aprono i giochi per i neodiplomati che vogliono proseguire con il ciclo di studi superiori. E i 96 Atenei della Penisola sono pronti ad accogliere le future matricole, che anche quest’anno dovrebbero superare le 270mila unità (lo scorso anno accademico sono stati 277.955).

Per molti però resta l’incognita del numero chiuso per l’accesso alla Facoltà desiderata: sono, infatti, sempre di più i corsi di laurea che hanno uno sbarramento iniziale, ben 1.590 su un totale di 4.368 percorsi di studi.

Esiste poi un altro ostacolo che è dato dalla conoscenza delle lingue. L’inglese è infatti lingua di insegnamento per 130 corsi universitari (+28% rispetto al precedente anno accademico). In molti casi esistono due percorsi paralleli, uno in lingua italiana e uno in lingua inglese, ma c’è chi ha definitivamente deciso di abolire il corso in italiano.

L’aumento dell’offerta formativa in lingua dimostra una tendenza all’internazionalizzazione delle nostre università. Nelle intenzioni ciò dovrebbe, da un lato, aprire maggiormente all’ingresso di studenti stranieri, la cui presenza (3,3%) è ben al di sotto della media dei Paesi industrializzati (10%) e, dall’altro, favorire la competitività dei nostri giovani.

E’ presto per capire se si stia andando nella direzione giusta, ma per il momento la risposta delle aspiranti matricole sembra andare in questa direzione, dato che sono addirittura triplicate le domande per l’accesso ai corsi in inglese.

Studiare in inglese dovrebbe abituare i giovani a un ambiente di lavoro internazionale ed eventualmente facilitare la scelta di proseguire una parte degli studi all’estero. Resta però da risolvere il problema della scarsa diffusione delle conoscenze linguistiche in un Paese in cui solo il 30% dei ragazzi ha una certificazione di base in inglese.

Raffaella Giuri

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