Invecchiamento demografico, femminilizzazione del mercato del lavoro, vincoli all’espansione della spesa pubblica, abbandono delle attività manifatturiere a più basso valore aggiunto e cambiamento di regime della domanda al settore immobiliare: questi i principali fattori di trasformazione.

Il Rapporto sul mercato del lavoro in Italia 2011-2012 del Cnel , Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro appena presentato offre una fotografia della situazione occupazionale del nostro Paese.

Si calcola che tra il 2011 e il 2020 il numero dei disoccupati aumenterà di oltre 1,5 milioni di persone per la popolazione d’età compresa tra 15-66 anni con una forte riduzione dei giovani attivi italiani (oltre 515mila persone) e degli adulti fino a 54 anni, compensata dall’aumento dalla crescita della forza lavoro immigrata (oltre 1,3 milioni di persone) e soprattutto delle forze lavoro “anziane”.

In un cinquantennio la percentuale di anziani passerebbe dal 15,3% al 26.8% della popolazione, determinando una riduzione del peso delle altre classi d’età dagli importanti effetti sui rapporti intergenerazionali.

Coloro che più hanno subito le conseguenze della crisi sono i giovani. Tra i più colpiti, quelli con un titolo di studio basso (-24,8% tra chi ha solo la licenza media); i residenti nelle regioni meridionali (-19,6%); i lavoratori a tempo indeterminato (-19,3%) e quelli a tempo pieno (-17,9%). Aumenta il tasso di disoccupazione di lungo periodo, anche per i più giovani (15-24 anni): il 46,6% sul totale della disoccupazione giovanile.

Rimane sensibilmente superiore alla media europea la percentuale di NEET (Not in enployment, education or training): oltre 2 milioni di persone, 24 % tra i 25-29enni nel 2011, contro una media europea del 15,6%. Di essi, circa un giovane su tre è totalmente escluso dal mercato del lavoro e al di fuori di qualsiasi percorso formativo. La percentuale aumenta con l’età: più frequenti tra i 25-30enni (28,8%) che tra i 15-24enni (19,3%), prevalentemente impegnati nel percorso scolastico.

Il Presidente della Commissione speciale per l’informazione del Cnel che ha curato il Rapporto, Edoardo Patriarca, ha evidenziato alcuni aspetti nodali della situazione del mercato del lavoro in Italia:

– La perdita di posizioni rispetto alle altre economie europee, soprattutto quelle dell’area tedesca, apre seri quesiti sulla capacità del nostro sistema produttivo di superare l’urto della recessione e di riprendere, in tempi brevi, un periodo di crescita.

– Un serio e forte rilancio del manifatturiero nel nostro Paese passa necessariamente attraverso una serie di snodi strutturali.

– Le difficoltà dell’economia italiana non potranno che ripercuotersi sull’andamento della domanda di lavoro.

– Il graduale processo di femminilizzazione del mercato del lavoro necessita di un rafforzamento delle politiche a sostegno delle famiglie e del lavoro delle donne.

– Va segnalata la crescita della quota di lavoratori stranieri nonostante la crisi, specie in quei settori nei quali la domanda di lavoro non viene soddisfatta completamente dai lavoratori italiani.

– Lo scollamento tra i risultati del sistema formativo e la domanda di lavoro va ad incrementare il fenomeno noto come over-education, evidente per le classi di età giovanile, e assume una maggiore intensità tra le giovani laureate, le quali, nel 50% dei casi, risultano sotto-inquadrate.

– Numerose le criticità legate ai processi rappresentati dall’invecchiamento demografico, dal sotto utilizzo dei lavoratori in età avanzata e dall’aumento delle esigenze legate alla cura degli anziani.

Raffaella Giuri

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